“Ho detto che ti amo.”
“Scusa, ero in cucina.”
“Beh, non dici nulla?”
“Forse ho detto qualcosa ed è rimasto di là. controllo.”

(rumore di stoviglie)

“C’è nulla?”
“E’ avanzata della carne.”
“Ecco. Pensi solo alla carne, mai ai sentimenti.”
“Ah, che stupido, vedi… c’era un bacio proprio qui, attaccato alla carne. Te lo metto da parte.”
“Si, per domani a pranzo. Grazie.”
“Ma non ti basterà. Ti lascio anche la carne, altrimenti mangi poco.”
“Non voglio la carne. Voglio sapere se mi ami.”
“E’ una bella domanda.”
“Già. Hai una risposta?”
“L’avevo ieri sera, di sicuro.”
“E poi?”
“Per paura di dimenticarla l’ho scritta su un foglietto.”
“E dov’è il foglietto?”
“L’ho attaccato sotto al tuo occhio, non ricordo quale..”
“Ah, vero.”
“Era il destro o il sinistro?”
“Il destro.”
“Il più bello. E cosa c’è scritto?”
“Sotto la carne”
“Ah, allora la risposta era il bacio. Me n’ero dimenticato.”
“Vuoi darmelo, quel bacio?”
“Ma ormai l’ho messo nel cellophane, in frigo, per domani.”
“Hai ragione. Sono impaziente.”
“E’ questo il tuo difetto, che poi ti crea tutta quell’ansia…”
“Si, è vero. Ti voglio bene.”
“E’ molto saggio da parte tua.”
“E tu?”
“Io mi sa che vado a fare due passi. A dopo.”

(porta)