E’ morto Steve Jobs. RIP. Ma non venite a raccontarmi la balla del filantropo che ha migliorato il mondo in cui viviamo. Se devo ascoltare musica metto su un LP o un CD e provo a godermela. Quando in treno metto le cuffiette per non sentire lo sferraglìo delle rotaie non è musica, è un sottofondo lenitivo. E tra le migliaia di mp3, che spesso ascolto disordinatamente in shuffle, mi perdo e non apprezzo più la compattezza di un’opera, ma tengo occupato il mio spazio acustico. Ma non è certo l’iPod con il suo costo spropositato e il suo design curato che uso, mi basta molto meno. Voglio molto meno. Se devo scrivere uso la penna, perché mi concentro meglio, oppure un computer portatile, col quale produco anche video e musica. Ma non un mac, non è indispensabile che sia un mac. E’ forse più comodo, ma non necessario. Mentre viaggio mi ritrovo ogni tanto a controllare l’ansa o la mail dal mio telefonino e m’infastidisco. Certo non comprerei un iPad per provare lo stesso fastidio su dimensioni più grandi. Meglio sonnecchiare o provare a leggere, cosa che riesco a fare sempre meno. Sicuramente Jobs aveva un progetto visionario (quant’anche imprenditoriale) ma secondo me non ci lascia un mondo migliore. Ci lascia un mondo di schermi irradianti e riflettenti che ci indeboliscono la vista, di onde radio e sconnessione dalla realtà che porteranno brutte sorprese. D’altronde nessuno ha pensato a come è morto e a quanti di noi sarà riservato l’istesso anche grazie a tecnologie non necessarie che percuotono il nostro corpo a suon di occhiaie e mal di testa.

Tralaltro Jobs non ha inventato la musica, nemmeno il giradischi, nemmeno gli mp3, né la macchina da scrivere, né la comunicazione. Ha solo surrogato la nostra realtà in specchi informatici di cupa alienazione e apparente utilità più comodi di altri. Ha invaso il nostro mondo privato spacciandoci una moda superflua come necessaria, come “vita nova”. E noi abbiamo barattato volentieri il nostro intimo rapporto con le cose con dei pezzi di alluminio imbellettati. Ma non penso sia questo il futuro. Non voglio lo sia per me. Personalismi.