Testo e musica di Ivan Talarico

 

Vorrei tu fossi una pianta per poterti piantare,
vorrei tu fossi un’ascia per poterti lasciare.
Vorrei fossi una molla per poterti mollare
ed infine una corda per poterti scordare.

 

Ma tu non riesci a capire che nonostante il nostro approccio alla comunicazione sia simile ci sono milioni di modi in cui ci si può fraintendere, soprattutto considerati i diversi media di cui disponiamo che rendono difficile una comunicazione semplice per cui quando io vorrei dirti che sto bene con te tu capisci qualcosa di orribile e malefico che ti allontana e non riesco più a capirti.

 

E mi ripeti “Tu daraùgauga scè mòmòmò
derièndo biobo birigò”
Io non capisco “Tu daraùgauga scè mòmòmò
derièndo biobo birigò”

 

Ma se fossi un’accetta ti potrei accettare,
vorrei essere viola per poterti violare,
diventare una festa per poterti infestare,
una spugna bagnata per poterti espugnare.

 

Ma ci sono dei fattori esterni che potrebbero modificare lo stato di cose come una tua eventuale partenza verso un continente lontano o la mia morte improvvisa per assenza d’aria o una catastrofe che costringendo il cosmo ad una contrazione improvvisa ed involontaria segnerebbe anche l’irreparabile fine della nostra relazione umana e tu inizieresti a credere in una vita oltre l’universo ed io non ti capirei più.

 

E mi ripeti “Tu daraùgauga scè mòmòmò
derièndo biobo birigò”
Io non capisco “Tu daraùgauga scè mòmòmò
derièndo biobo birigò”

 

Se tu fossi una corte ti potrei corteggiare,
se tu fossi severa potrei perseverare,
ma se fossi una vita ti dovrei avvitare,
se tu fossi una porta mi potresti portare.

 

Sono già stanco, ma tu mi vuoi spossare?
Sono già stanco, ma tu mi vuoi spossare?
Sono già stanco, ma tu mi vuoi spossare?
Sono già stanco, ma tu mi vuoi?