– C’è una barca in mezzo al mare…
ma è falso.
La barca è un ricordo di salsedine,
di legna umida;
nn è in mezzo al mare, ma più a destra
e il mare, in fondo, è una goccia di sudore,
potrebbe sembrare umidità,
ma è sudore.

E’ solo voglia di parlar di navigare.

– C’è un uomo sulla barca.
Non è vero.
E’ un fantasma, un’ombra,
capita a volte
che le cose inesistenti
siano più vivide
delle persone assenti.

A volte è solo necessità di esistere.
Inutile, perlopiù.

Quel cielo di fuoco,
col giallo che inghiotte l’azzurro
e il bacio, sospeso al soffitto,
appeso al cappio
dei tramonti passati
non è proprio lui.
Il cielo è un pastello di cera
sciolto nelle fessure degli occhi.
Il bacio è un accenno di sorriso,
un improvviso.

Emozioni disilluse
saltano dal ponte
sghignazzando.
Sanno nuotare.

– Allora se c’è un accenno c’è un sorriso.
Vedo le labbra, chiuse nel viso
che scoprono i denti.
Non c’è nulla, senti:
di denti ne mancano due
un altro è marcio e sta cadendo,
uno è d’oro e sta fingendo.

Sarà una voglia d’allegria,
allegoria del caso,
darsi per gioco
aria nel naso.

– Vedo un corallo, di artico cuore,
vedo un rumore perso nel fiato,
vedo un commiato di gracili dita,
e poi svanita
la luce agli occhi.

E’ solo la notte,
di carne cruda.
Divora presto
chi resta nuda
nel buio pesto.

Ma tu non pensarci,
c’è ancora un minuto per guardarci.

Poi ti confonderò
con alberi spogli
e fiori notturni.

E tu mi scorderai
nei giorni lucenti
e taciturni.