Una coltre di tramonti rossi
mi tempera la vista
nella mezz’ora precedente
alla tua scomparsa.

L’avvento del crepuscolo,
come una ciminiera di pensieri,
un affanno d’asfalto,
è contemporaneo alla tua assenza.

T’ho presunta da un certo
atteggiamento obliquo del naso,
da un’incertezza meridiana
della fronte scoscesa.

T’ho persa di vista
e la sera è certo vasta,
immensa tra le spoglie
della luce
per sperare di trovarti
ad occhi chiusi
e mani cadute.