Due giorni che non la vedevo. Forse era stata solo una mia immaginazione, pensai. Forse non era poi così brutta.
Forse non sa salutare, non ha imparato le regole della buona educazione. Certo, non era molto bella.
Al terzo giorno mi svegliai e la trovai nel mio letto.
Mi guardò, si alzò ed andò via. Senza un saluto.

“Chiaro – pensai a voce alta – l’aveva detto che non mi avrebbe salutato.”
Eppure non capivo tre cose:
1. come era entrata in casa mia
2. perché non ricordavo che fosse nel letto con me
3. chi era
La cercai tutto il giorno dopo, ed il giorno dopo ancora. Il terzo giorno mi riposai esangue.
Di notte la sognai e le chiesi quello che non capivo:
“Come sei entrata in casa mia?”
“Ho aperto la porta, camminato per due passi oltre la soglia.”
“Giusto. Ma perché non ricordavo fossi nel letto con me?”
“Perché non hai buona memoria. Ti consiglio il pesce, è ricco di fosforo.”
“Grazie, sei gentile. Ma chi sei?”
“Sono io, la stessa di ieri, poco diversa da ieri l’altro.”
Mi svegliai soddisfatto, ora era tutto chiaro.
Ma in tarda mattinata mi venne in contro per un viale.
“Ho capito, ora ho capito”, le dissi
E lei “E’ buona educazione salutare prima”
Giusto, allora le regole le conosceva.
“Ciao”, le feci.
“Cosa hai capito?”
“Ma come, tu non mi saluti?”, dissi seccato.
“No, ci ho riflettuto”
“Anche io ho riflettuto su quello che mi hai detto stanotte”
“Ma stanotte non ti ho parlato. Era un sogno.”
(evidente fino all’imbarazzo)
“Ah, scusa.”
“Ora vado.”
E andò.