“Sto cercando di non pensare”
“Lodevole”. Le feci.
“Pensi sia una buona cosa?”
“Penso di si”.
“Lo penso anch’io”.
“Allora stai pensando”
“No, non penso”.
“Non pensi di pensare o non stai pensando?”
“Sei pedante”
“Mi assicuro che tu sia quel che dica”
“Non penso”.
“Quindi secondo Cartesio non esisti”
“E’ Cartesio che per me non esiste.”
“Questa è una deduzione, l’hai pensato.”
“Potrebbe esserci amore tra noi due”.
“Questo è quel che pensi tu”.
“Non lo penso”
E mi baciò.
“Allora?” le chiesi.
“No, non è amore, le labbra sono intatte, senza sangue”.
“L’amore non è per forza sangue”.
“Ma non c’è stata tachicardia, non iperventilazione, non vasodilatazione”.
Scambiava l’amore per dei riflessi fisici.
“E cosa c’è stato?” volevo sapere.
“Un leggero mal di denti, un cerchio alla testa”
“Per i denti ti consiglio un chiodo di garofano, per la testa una corona d’alloro”.
“Potrebbe esserci mutualismo tra noi”
“Ma uno dei due potrebbe diventare parassita”
“No, un bel mutualismo au pair, alla francese”
“Possiamo provare”.
“Andiamo a vivere insieme, in una casa?”
“No, in due metà di casa, au pair”.