Vorrei che tu fossi mia.

Si, lo so,
il senso del possesso
è una cosa ridicola
e antica,
direi prealessandrina
se conoscessi questo Alessandro
che smise di possedere
o di averne senso.

Ma io vorrei proprio che fossi mia,
per iscritto,
nero su bianco;
che si mormorasse per la strada
quando passeggi da sola:
“Ah, quella è sua, è sua, di lui”.
(Lui, ovviamente, sarei io)

Mi piacerebbe che a volte
ti chiamassero con il mio nome
per distrazione,
e tu rispondessi
dispiaciuta
di non confondere
possidente e posseduta.

Vorrei che fossi mia,
custodirti in un contenitore
a forma di te,
quando dormi.

E’ bisogno di proprietà.

Va bene anche
una nuda proprietà,
i tuoi vestiti
dalli a chi ne ha bisogno.

Vorrei che fossi mia;
che se ti perdessi
per strada,
automaticamente
tornassi da me;
se dimenticassi chi sei
mi telefonassi per chiedermelo.

Che se tu avessi bisogno
di te
mi chiedessi di darti in prestito.

E io ti darei.
E senza interessi
nonostante m’interessi
la tua essenza.

E ti darei anche me,
perché tutto, in me,
è tuo da sempre.

Mia
in cambio della vita,
tanto la vita
ad altro
non mi serve.