C’è poi quella storia delle due anime gemelle che s’incontrano, una da una parte e una dall’altra di un fiume.
Si riconoscono, capiscono che nessuno al mondo è come loro e che son fatti l’un per l’altro.

– Vieni di qua
dice un’anima all’altra.
– E perché?
Risponde l’altra diffidente.
– Perché qui è tutto quello che cerchi, ci sono io, c’è un giacimento di tremila abbracci, una foresta di passione che di notte trema al vento del mio parlar nel sonno.
L’anima attraversa il fiume, abbraccia la gemella e capisce che è lei e proprio lei.
Ma intorno vede morte e distrazione, panorami anneriti dalla fuliggine dei pensieri, alberi piegati dai ragionamenti, disattenzioni fredde dell’immaturità.
E torna dall’altra parte.

– Vieni tu, se vuoi. Qui ho boccioli di lungimiranze, germogli di progettualità, timidi accenni di futuro in scaglie.
L’altra anima guada il fiume, abbraccia la gemella e ricorda che è lei e proprio lei.
Ma intorno vede crateri, bombe di vuoto scoppiate, silenzio lancinante, terra brulla e trascurata che non conosce il seme.
E torna dall’altra parte.

– Vediamoci al centro, parliamone.
S’incontrano al centro del fiume, s’abbracciano, capiscono che sono loro e proprio loro.
In quel momento il fiume improvvisa una piena e la corrente li trasporta via, a mano presa, per vivere la loro felicità acquatica lontane dai luoghi della loro vita immaginata.
In quell’eterno muoversi di fiume, che poi è mare, che poi è orizzonte, che poi è cielo, che poi è spazio, che poi è vuoto siderale.
E due anime gemelle, nel vuoto siderale, si fan sempre notare.