Ho trovato dei funghi secchi
in un vecchio cassetto
accanto ai sogni.

“Forse dovrei buttarli”
ho pensato
mentre iniziavo a cucinarli.

(Come se non sapessi
che la 5° causa di mortalità
in Italia
e soprattutto nel mio cervello
o nel mio stomaco
sono i funghi.)

Ho tagliato l’aglio,
rosolato il riso,
e mentre il brodo si ritirava
e il riso cresceva
e l’ora era sempre più di pranzo
io non capivo perché
li stessi cucinando.

Non potevo mangiarli,
erano certo tossici,
velenosi.

Così, appena pronto il risotto,
ho condito con del formaggio,
poi ho iniziato a mangiare
e a metà piatto, di scatto
“Non posso, no!”

Ho buttato il resto
ma metà era dentro di me.
Sudavo freddo.

Mi sono sdraiato
mentre le dita erano già rigide e fredde.
Ho pensato “Perché l’ho fatto?”,
una vita di sacrifici, ambizioni, progetti
perduta senza senso
per dei funghi vecchi?

Il battito si allentava,
il corpo diventava freddo.

La suggestione è una cosa incredibile.

Ho chiuso piano gli occhi
pensando che dopo un breve sonno
sarebbe passato tutto.

E invece sono morto.
Davvero.

E siccome non credo nella vita dopo la morte
non posso continuare a scrivere.

Mi restano solo il rimpianto
di aver buttato una metà
di quel risotto maledetto
e delizioso
e un appetito
immortale.