womaninwater (Toni Frisell)

Piove,
è freddo,
non ci sei.

Dovrei fare almeno tre cose:
ripararmi dalla pioggia,
guadagnare dei soldi,
dare un senso sociale a questo periodo storico
che permetta di uscire da un precariato immaginativo
e slanciarsi a petto gonfio verso gli orizzonti.
Ma sono stanco.

Intanto piove,
è freddo,
non ci sei.

Mi cade lo sguardo,
quindi la forza di gravità c’è ancora.
Faccio i conti con me stesso
ma rifiuto di pagare.
Ingaggio un corpo a corpo,
che è sempre il mio:
primo round vinco io,
secondo round vinco io,
terzo round pari.
Riscuoto il dovuto.

Intanto piove,
è freddo,
non ci sei.

Ho guardato un film
che si intitola
“L’occhio è per così dire
l’evoluzione biologica di una lagrima”.
L’ho sempre sospettato,
bisogna diffidare degli occhi,
non sono neutrali,
sono nati dal pianto e al pianto ritornano.
E tu mi guardavi e volevi ridere,
pensa che contraddizione
evolutiva.

Intanto piove,
è freddo,
non ci sei.

Dicono che pioverà a lungo.
Giorni, forse mesi,
i più incauti dicono anni.
Prepariamoci al peggio.
Ho costruito una zattera
coi mobili della nostra stanza,
c’è posto per me, per te
e per le provviste.
Non mangeremo specialità raffinate,
ma ti consiglio di venire.

Intanto piove,
è freddo,
non ci sei.

Mi hanno detto che un giorno
potresti tornare.
Intanto il livello dell’acqua
si sta alzando.
Ti ho lasciato un bigliettino a casa,
se mi cerchi c’è scritta
la direzione verso cui navigherò.
Casa è sommersa,
ma se passi lo trovi
sul tavolino all’ingresso.

Intanto piove,
è freddo,
non ci sei.

Non c’è tanto svago
su una zattera
piccola.
Avrei dovuto usare anche
i mobili della cucina,
ma ho pensato che
un giorno
ci sarebbero serviti ancora.

Intanto piove,
è freddo,
non ci sei.

Tutto intorno
è acqua,
non vedo terre emerse.
Ma forse ce n’è una
dove sei tu
nella direzione in cui vado.
Il cibo è quasi finito,
quindi mi adeguo alle cose.

Piovo,
sono freddo,
non ci sono.

Fatti viva,
quando puoi.