Finirà questo ciclo,
e poi giù via.
Non posso più sopportare
il mio silenzio.

Quando finisce un ciclo
sono ormoni che s’incrociano,
che si amano,
e che svenuti ci abbandonano
sul bagnasciuga.

Sposami stanotte,
vestita di bianco,
senza luce che t’illumini.
Chi ti vedrà?

Domani potremo sempre
abbracciarci
senza vergogna.

Intanto il riflusso
si agita verso un’uscita.
Presto macchierà

Il bianco

Il bianco

Il bianco non volevo, non volevo

È la paura di restare muto
che mi spinge al vomito.

Non ho paura
Non ho più paura.

Ho imparato da solo di notte
a trattenere il respiro
per ore intere.

A volte dimentico di esistere
e di svegliarmi.
Clamorosa apnea.

Ma tu m’hai sposato ieri
e mai più ti ho vista

Guardavo ieri
il bacio che ti ho dato:
s’è schiarito
e odora un po’ di vecchio.

Lo cederò in cambio
di un etto di carne di pane
o di un dolce alla mandorla.

Mi hai sposato ieri?
Ricordo le mie mani sporche sul vestito bianco.
Ma era notte e il prete
l’ha portato la marea.

Ho detto si,
forsennato.

Figli,
tornate a vostro padre.
Non vi tormentate.
Lasciatemi in silenzio
foss’anche morte.

C’è puzza di cadavere
quando siete con me.

Non vorrei diventare
Il vostro morto preferito.

Per intanto t’ho sposata,
tra le foglie ho adagiato un letto.
Vieni!
Ho da dirti una cosa…