Questa notte
mi ha svegliato la mano
docile,
quieta,
di Adolf Hitler
senza baffi.

“Ma i baffi?”
“Mi rendevano troppo
personaggio,
li ho tagliati da un po’”.

Silenzio.

“Hai mai amato, Ivan?”
“Io si, Adolf, e tu?”
“Tantissimo”
“E allora perché
tutto quell’odio?
Era necessario?”

“E’ necessario parlarne ora
ancora?
Volevo offrirti una tisana
di passiflora e biancospino”.
“E’ necessario.”

E lui lì,
dolcissimo ed educato
a spiegarmi
che non aveva mai
piegato un fiore,
ucciso una mosca,
fatto del male a nessuno..

“Io gioco con le parole,
ma non con parole e parole
come fai tu:
con parole e persone.
Io dico mille
e mille persone.
Io dico un milione
e un milione di persone.
Io dico morti
e un milione di morti.
Un gioco puerile, il mio”.

“Sei una brava persona, Adolf,
ma non ti credo. Tu sei
il male”.

“Io sono morto, caro Ivan,
inutile parlare ancora di me,
non dovrei farti più paura
di quello che ti circonda.”

Mi guardo intorno,
Adolf è sparito,
sono rimaste la passiflora,
il biancospino
e la paura.