di Ivano Rebustini

Ivan Talarico domani a Borno presenta i suoi due libri e tiene un «concertino»

«Pagine di musica»: non poteva probabilmente esserci ospite più indicato di Ivan Talarico per aprire domani, venerdì, alle 18, il ciclo degli incontri/showcase dedicati dal festival "Dallo Sciamano allo Showman" alla presentazione di libri e racconti «in libertà»: Talarico – cantautore e poeta, in rigoroso ordine alfabetico – salirà sul palco della Sala congressi di Borno (ingresso gratuito) con il presentatore del Club Tenco, Antonio Silva, per animare l'aperitivo musical-letterario organizzato dallo Shomano in collaborazione con il circolo culturale La Gazza. Nel corso della terza data della rassegna, dedicata al grande paroliere Sergio Bardotto nel decennale della scomparsa, Talarico – anticipano gli organizzatori – «parlerà della genesi (con la g minuscola, ndr) e leggerà alcuni brani dei suoi due libri "Ogni giorno di felicità è una poesia che muore" e "Non spiegatemi le poesie che devono restare piegate"». Ivan Talarico sarà inoltre protagonista di un «concertino», come lo chiama lui, nel quale – accompagnandosi con il pianoforte o la chitarra, nell'impossibilità di farlo con entrambi contemporaneamente – proporrà alcuni dei suoi brani «struggenti e disarmanti» che lo hanno fatto notare dai membri del Club Tenco (per il quale si è esibito lo scorso ottobre a Sanremo, in occasione del Premio Tenco 2016); grazie a una di quelle canzoni, «Carote d'amore», si è aggiudicato a Musicultura 2015 il riconoscimento per il miglior testo.

Talarico, perdoni la banalità, ma lei è un cantautore che scrive poesie o è un poeta che canta?

Di base nasco musicista, lo scrittore è arrivato dopo, pur se non sono ancora riuscito a pubblicare un disco con le canzoni che non mi hanno reso famoso: finora ho fatto uscire solo un ep («Tra le orecchie e lo stupore», ndr), anche se il primo album è alle porte.

Ha fatto suo il celebre aforisma di Carmelo Bene «Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento», mentre della biografia colpisce la frase «La morte apparente ne ha agevolato l'impalpabile successo». Scusi, Talarico, ma lei ci è o ci fa?

Amo definirmi «una persona che ha delle idee», e ammetto una certa difficoltà a prendermi sul serio. Ma forse è meglio così: stemperare con l'ironia un vissuto magari drammatico aiuta.

La sua «Carote d'amore» con quegli intermezzi parlati a velocità supersonica (ma forse gli intermezzi sono in realtà le parti cantate), è una vera sfida, anche alla forza di gravità…

Beh, ho deciso di inglobare il concetto di errore nella parola «concerto», per questo amo sottopormi a situazioni come quella che ha citato. Nonostante ciò, capita spesso che dopo un'esibizione mi si rimproveri di non aver commesso abbastanza errori: per questo, qualche volta sbaglio apposta.