Sei bella.
Ne ho viste persone belle,
bellissime anche,
ma nessuna mi è mai sembrata
bella
quanto te.
 
Sei proprio bella,
di quel bello che dice
alle cose intorno
di stare in silenzio,
oppure di ridere
e fare il verso dei fiori,
o di muoversi
come la luce
di mattina.
 
Un giorno ti ho vista brutta.
Bruttissima, addirittura.
Ho visto molte persone brutte
ma nessuna mi è sembrata
brutta
quanto te.
 
E ho capito
che avevo invertito gli occhi.
Destro a sinistra e così via.
 
Capita
perché io di mattina
mi sveglio
e indosso gli occhi,
apro le orecchie,
sparecchio i denti,
infilo le mani,
mi butto dentro
alla rinfusa
fegato, polmoni,
reni, pancreas,
due gocce di lavanda
e son pronto per uscire.
 
Una mattina
ho dimenticato di mettermi
il cuore,
eppure son venuto da te,
istintivamente,
senza pensare
– eppure il cervello lo avevo -.
 
Allora ho smesso di amare col cuore,
ora amo col vuoto,
che quando son solo è spietato,
ma quando ci sei tu
si mette a battere
come fosse
il respiro
dell’assenza smisurata
di ogni cosa necessaria.