Signori miei intellettuali, voi che predicate e nelle notti turpi celebrate l’elegia dei vostri valori, sappiate che non c’è nulla da sapere. Raggiere di pavoni ovunque, capelli in brillantina, parole cesellate e pretesa di cultura. La realtà è evidente, decifrabile, votata all’orrido. Ma gli occhi si rifiutano di vedere. E ingrassano i vostri stomaci delegandovi la comprensione. Intellettuali maledetti, che pretendete a parole di dare ordine al mondo, le parole son solo perline che incantano, è il vuoto interiore che vi lambisce e insignifica.