Elisa era una bambina semplice e modesta, per questo tutti la chiamavano Lisa.
E a lei piaceva, in fondo, questa riduzione.
Un giorno però capì che non si trattava di riduzione, ma di elisione.
Ogni volta che la chiamavano Lisa lei diventava elisa.
Nessuna trasformazione, nessun cambiamento. Una semplice elisione che faceva sparire la “e”.
E insieme alla E cadevano tutte le sue certezze.
Era nata Elisa – pensava – quindi non era elisa.
Eppure per tutti ormai era Lisa, quindi elisa.
Elisa in un caso ed elisa nell’altro.
Non se ne usciva.
E per questa elisione cominciò a soffrire di uno sdoppiamento di personalità in cui però le due personalità erano uguali.
Le cose peggiorarono quando la sua blusa preferita, col tempo, iniziò a deteriorarsi.
“E’ lisa.” sentenziò la madre.
Lei diede di matto.
Lisa, che era elisa perché Elisa, aveva la blusa lisa?
Da quel giorno nessuno riuscì più a parlarle, per quanto era diventata intrattabile.
“E’ lesa”, dicevano di lei, peggiorando la situazione.
Col tempo andò a vivere da sola e nessuno si azzardava ad andare a trovarla, soprattutto per l’imbarazzo nel pronunciarne il nome.
E così morì di solitudine, senza il conforto di amici e parenti.
Elusa.