Casa. Otto meno dieci di mattina, lei esce.
Otto e dieci, lui entra.
Biglietto sul tavolo “Ciao amore, sono andata a lavorare, il caffé è ancora caldo”.
Oliverbero beve. E’ freddo. Peccato.
Poi si mette a dormire.
Si sveglia alle sette, doccia. Pensa a Nordia, non si vedono mai. Lui lavora di notte. E’ un momento difficile, ma passerà. Sogna una vita, anche banale, purché sia vita. Anzi, quasi è proprio la tranquillità del banale che sogna. E sogna anche lei. Ma è tardi.
Prepara il caffé, lascia un bigliettino sul tavolo ed esce, alle venti meno dieci.
Sul bigliettino c’è scritto “Ciao amore, sono andata a lavorare, il caffé è ancora caldo”.
Nordia invece è fredda, uscita di casa dieci anni prima e mai più ritornata.