Ti accorgi
della stagione che cambia,
di un segno nuovo sul tuo viso,
di un umano sole freddo
che consola la domenica.
 
Ma non vedi
che accanto a te
sta morendo un uomo?
 
(E non un uomo qualsiasi,
un uomo che conosci bene.)
 
Niente panico,
niente grida,
puoi evitare paura
e disperazione,
te ne sei accorta
solo perché te l’ho detto
e forse non t’importa.
 
Ma un po’ di pietà si,
la pietà che ha ucciso molti
uccida anche me,
mi finisca
invece di sfinirmi.
 
E invece pensi ai treni,
ai mercatini forse,
al rintocco delle campane
inutile in città.
 
T’ho stretto di carne vivissima
e voluto di gioia caldissima
e tu sei più bella
adesso.
 
Ma non mi trovi più
ed io ti perdòno,
mentre i tuoi occhi
mi pèrdono.
 
Se ti chiedo di guardarmi
il tuo sguardo cade
più a destra
o più a sinistra
rispetto a me.
 
Mi son preso la briga
di seguirne la traiettoria,
nonostante stessi morendo,
o proprio per questo.
 
In fondo c’era foschia,
dietro alla foschia
alberi inquieti,
dietro agli alberi inquieti
il letto di un fiume asciutto,
nel letto
io
che sto morendo.
 
Rinascerò un migliaio di volte,
facendo invidia
a ogni gatto
e alle sue banali
sette vite.
 
Ma ogni morte
è come la prima.
Unica,
matta e disperatissima.
Definitiva.
 
Preferirei non morire.
Se sei d’accordo
sorridi.
Se non sei d’accordo
fatti una risata,
almeno.