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La cantautrice fantasma

Testata: Hystrio

Autore: Matteo Brighenti

Data di pubblicazione: 01/10/2024

È un'avventura dell'incredibile, dove il talento niente crea, niente distrugge ma tutto trasforma in successo.


Testo dell'articolo:

Rileggere e ribaltare la storia, alla luce dell’assenza. Ivan Talarico, una vera scoperta, canta e suona nell’Auditorium di Santa Chiara di Sansepolcro tra le più belle e famose canzoni di sempre, ripercorrendo la colonna sonora del nostro immaginario pop, se non delle nostre vite. Chi manca è la loro vera autrice. Ovvero, Agata Facci. La cantautrice fantasma rappresenta tutto ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. O, meglio, che è stato e non abbiamo mai conosciuto, perché rimpiazzato da quello che il sistema ha ritenuto più funzionale alla propria sopravvivenza. La natura fantasmatica di Facci si manifesta fin dall’inizio, durante l’attesa dell’ingresso in scena di Talarico. Un vuoto di quasi 5 minuti che ci porta volutamente al limite della sopportazione. Quando entra, ci basta quello, la spiegazione pare un di più, una battuta a cui fare caso o no. Invece, è l’avvio di un’investigazione sui grandi nomi della musica leggera italiana e internazionale per risalire all’ignota Facci, un’artista evanescente in un mondo per soli uomini competitivi. Ivan Talarico esegue i brani originali di lei e poi li confronta con le versioni famose. Com’è possibile che sia sparita? La vicenda ricostruita nasconde, in fin dei conti, la natura di un intelligente “giallo” su creatività e fama, plagio e diritto d’autore, e sul non bruciare un’intera carriera sull’altare di un singolo errore. L’ironia, che attraversa surreale e dolceamara La cantautrice fantasma, ci parla di qualcosa che riconosciamo, ma non conoscevamo. È legata, in particolare, al prendere e mettere in fila i dati di fatto e non, la cronaca e la leggenda, esaltandone, in ogni caso, il lato più sconvolgente. È un’avventura dell’incredibile, dove il talento niente crea, niente distrugge, ma tutto trasforma in successo. Certo, se si ha fede di trovarlo, riconoscerlo e coltivarlo. E non da ora: da quando Dio ha creato il mondo.


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