Vai al contenuto

Sgombro: il varietà del Nuovo Cinema Palazzo. Intervista a Daniele Parisi e a Ivan Talarico

Testata: merdre!

Autore: Simona Silvestri

Data di pubblicazione: 01/01/2021

Eravamo lì per creare e divertirci, le persone erano lì anche per far sentire la loro presenza.


Testo dell'articolo:

Il 25 novembre 2020 è stato sgomberato il Nuovo Cinema Palazzo, teatro, cinema, sala da concerti e luogo di aggregazione nel quartiere San Lorenzo di Roma, storicamente uno dei rioni di tradizione antifascista della capitale. Collocato fra la Stazione Termini e la Stazione Tiburtina, San Lorenzo nasce come quartiere operaio. La costruzione della nuova sede universitaria de La Sapienza, negli anni Trenta, porta con sé un grande afflusso di studenti, che rimangono tuttora una delle anime del territorio. Soprattutto dagli anni Settanta ai Novanta San Lorenzo è stato sede di un grande fermento studentesco che ha visto il suo epicentro in Via dei Volsci (è in questa via inoltre che viene fondata Radio Onda Rossa proprio alla fine degli anni Settanta da un gruppo di militanti di Autonomia Operaia). Malgrado le trasformazioni e la forte speculazione, il quartiere rimane connotato per il suo attivismo nel sociale. Alcuni spazi ne sono un esempio, quali Esc Atelier e Communia, centri culturali occupati e autogestiti, luoghi di dibattito, impegnati in forme di solidarietà civica e di diffusione di cultura underground. A questi si aggiungeva il Nuovo Cinema Palazzo. Era il 15 aprile 2011 quando un gruppo di abitanti del quartiere (sostenuti da volti noti del cinema e della satira italiani) decise di impedire che il vecchio teatro-cinema situato in Piazza dei Sanniti (per anni sede di una grande e frequentatissima sala che ospitava giochi e biliardi) si trasformasse, come da piano della società affittuaria dello stabile (Camene spa), in un casinò. Per la cittadinanza di San Lorenzo l’apertura di una sala bingo risultava inaccettabile, così venne organizzata l’azione simbolica e di protesta contro l’ennesima speculazione edilizia. Dieci mesi dopo, nel febbraio del 2012, il Tribunale di Roma riconosceva la legittimità dell’azione. Il provvedimento non segna però la fine delle ostilità con la proprietà, basti pensare all’estenuante processo giudiziario ai 12 presunti occupanti, iniziato nel dicembre del 2012, che vede la fine, con un’assoluzione generale, solo il 25 marzo 2021. Dalla prima settimana dell’occupazione, al Nuovo Cinema Palazzo sono stati organizzati eventi di ogni genere: assemblee, spettacoli teatrali, letture pubbliche, proiezioni cinematografiche, presentazioni di libri, residenze artistiche, laboratori, festival, mostre d’arte. Malgrado il teatro non caratterizzi in modo particolare l’occupazione (come è invece avvenuto in altri spazi romani), dal 2016 alcuni attori, che frequentano il Nuovo Cinema Palazzo sia come spettatori che portando in scena i propri spettacoli, decidono di unirsi in gruppo per organizzare un appuntamento fisso. Si avvia così Sgombro, una rassegna di varietà che nella veste di un insieme di pezzi spesso comici, ma non solo, ricerca un linguaggio che affronti tematiche dell’attuale e che parli la stessa lingua del pubblico, con il quale si instaura uno spettacolo comunitario. L’immagine della festa di cui parla Daniele Parisi – uno degli animatori del gruppo – nelle pagine che seguono, spiega l’atmosfera che Sgombro è riuscito a creare nei 38 appuntamenti a cadenza mensile organizzati dal collettivo fino allo scorso anno. È a partire da questa esperienza, caratterizzata dall’azione collettiva di un gruppo di solisti, dalla logica del varietà e dalla comicità che da tanto mancava nell’universo del teatro indipendente, che abbiamo voluto osservare l’avventura del Cinema Palazzo, l’ennesimo spazio culturale indipendente sgomberato e chiuso tra i tanti scomparsi negli ultimi anni nella capitale. Lo abbiamo fatto dialogando con due degli ideatori e organizzatori del collettivo. Uno dei due interlocutori dell’intervista che segue è Daniele Parisi, il quale si forma come attore all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’amico, ma dirige successivamente la sua ricerca nella drammaturgia con spettacoli quali Abbasso Daniele Parisi (2011); Ab hoc et ab hac (2013); Inviloop (2015); La vita è una beffa (2016); Euhoè! (2018); Dopo innumerevoli minacce (2019); Abbasso (2019). Quest’ultimo è anche il titolo della raccolta dei suoi testi teatrali. È inoltre un premiato attore di cinema. Ivan Talarico, presentatore delle serate di Sgombro, è la seconda voce dell’intervista. Cantautore, poeta, teatrante, e musicista dal gusto surreale e grottesco. Ha pubblicato Ogni giorno di felicità è una poesia che muore (2014); Non spiegatemi le poesie che devono restare piegate (2016); Dizionario degli amori impossibili (2021). Nel 2003 ha fondato con Luca Ruocco la compagnia teatrale DoppioSenso Unico e dal 2009 scrive canzoni, confluite nell’album Un elefante nella stanza (Folkificio, 2019). Dal 2013 inizia la collaborazione con lo scrittore e attore Claudio Morici, con il quale mette in scena reading con canzoni. Nell’ultimo anno è stato coinvolto in Metamorfosi cabaret, format di dieci puntate in streaming ideato da Giorgio Barberio Corsetti, al Teatro Argentina di Roma.

Nel 2016, sei anni dopo l’occupazione del Nuovo Cinema Palazzo, nasce al suo interno Sgombro. Quali sono i vostri legami con lo spazio? Il collettivo si è formato da una progettualità comune con gli occupanti, oppure l’approdo in questa realtà avviene in un secondo momento?

Daniele Parisi: Tutto partì da un’esigenza concreta: nutrirsi. Ma in un modo economico, nessuno di noi navigava nell’oro a quei tempi. Non che ora, invece… All’inizio eravamo in cinque: Ivan Talarico, Claudio Morici, Davide Grillo, Marco Andreoli e io. Ci eravamo detti: «Vediamoci a San Lorenzo, pranziamo insieme, c’è un posto che fa un primo a 3 euro. Fanno ancora le mezze porzioni». «A quanto?» chiese Davide Grillo. «2 euro» gli risposi io. Da quel giorno non ci siamo più staccati da quel ristorante. Giusto quando qualcuno si sentiva male (piccoli malori, non è mai morto nessuno).

Ivan Talarico: Al Nuovo Cinema Palazzo, che si trovava a pochi passi e che frequentavamo già da spettatori e portando in scena i nostri spettacoli, i ragazzi pensavano di organizzare un appuntamento fisso con le nostre cose. Ma noi, distratti da pennette alla vodka e scaloppine, non ci decidevamo a prendere posizione. Daniele ha rotto gli indugi e a ottobre 2016 ci siamo ritrovati a fare la prima serata di Sgombro insieme.

Daniele Parisi: Il Nuovo Cinema Palazzo era uno spazio occupato stupendo: sembrava un teatro Berlinese. L’idea era quella del varietà, con pezzi da 7-8 minuti a testa, che fosse divertente ma non solo. Abbiamo chiamato anche Gioia Salvatori, Il Nano Egidio, Giovan Bartolo Botta. Sono venuti e non se ne sono mai più andati. Ma c’era anche altra gente la prima sera: Cecilia D’Amico, Enoch Marrella, Dario Tacconelli… Poi qualcuno se n’è andato e alcuni sono rimasti per tutti e trentotto gli appuntamenti.

Ivan Talarico: L’idea non era solo quella di mettere insieme i nostri linguaggi e i nostri modi, ma di condividerli in una realtà popolare e dalla vocazione fortemente sociale. Una sorta di spettacolo comunitario in cui potersi riconoscere.

Daniele Parisi: Il lavoro del Collettivo Sgombro è sempre stato quello di dare il massimo in scena, di spingersi oltre ogni volta, di ricercare un linguaggio, senza mentire. Il Cinema ha accettato la scommessa, ci ha accolti, ci ha dato la possibilità di sperimentare. Ha sposato quella sincerità. Gliene saremo sempre grati.

La formula del varietà di Sgombro cerca dunque di riflettere sulla scena la vocazione comunitaria dello spazio che abita: ogni artista è autore di sé ma lavora con la consapevolezza di animare un insieme. La diversità costitutiva viene attraversata da un filo rosso che è il comico. Quali motivazioni ci sono dietro la scelta artistica del varietà?

Ivan Talarico: La scelta del varietà è stata la più immediata, per gusto e semplicità. Io in quel periodo avevo voglia di provare a presentare e così mi sono occupato della conduzione per quasi tutte le date. Le cose sono andate un po’ da sé, cercando di assecondare nel modo più semplice gli spunti proposti da ognuno.

Daniele Parisi: Siamo persone e artisti molto diversi, ognuno coi suoi problemi: ansia, ipocondria, soldi, confusione, giudizio, precarietà, capillari fragili. È tutto vero, ma questa è la nostra forza. Ognuno ha la sua poetica, la sua strada, e in questi anni ci siamo contaminati molto. Ognuno è diventato un po’ l’altro e questo ha creato un linguaggio comune. Siamo diversi ma uniti da un filo rosso che non è solo il comico. Perché spesso abbiamo anche fatto roba seria, incomprensibile, sbagliata, sperimentale.

Ivan Talarico: Siamo stati da subito premiati dalle presenze del pubblico. Alla prima serata c’erano un’ottantina di persone, all’ultima più di 400. Anche nelle serate più fredde, con altri eventi in città, con la pioggia o con le feste le persone sono rimaste con noi. La presenza del pubblico è sempre stata palpabile, forte e ha nutrito lo spettacolo. Poi in ogni puntata c’erano degli ospiti, romani ma anche di passaggio da altre città.

Daniele Parisi: Abbiamo invitato poeti, cantautori, gruppi rock. Ma dietro c’è soprattutto il teatro. Il linguaggio del teatro: sapere cioè che quello che succede sul palco è un momento extra-ordinario. Ci teniamo molto a questa cosa. Prima di iniziare è come se dovessimo tutti andare a una festa… ogni volta è a tema… e il tema cambia chiaramente di serata in serata. E non ci si può presentare senza costume a una festa a tema. Ti cacciano fuori, non ti fanno entrare. Chi non gioca a trasformarsi, a trasfigurarsi, a essere qualcosa di lontano da sé, non sta facendo Sgombro.

Essendo stata io stessa spettatrice, l’immagine della festa mi sembra molto precisa. Chi ne decide allora le regole? Esiste una figura che solitamente ha il compito di darle organicità, oppure la configurazione è sempre frutto di visioni e idee collettive?

Daniele Parisi: È come in amore: se c’è ascolto funziona tutto. Ivan presenta lo show, tiene in mano tutto lui. Io ogni tanto mi metto a guardare da fuori, ma non sempre. È difficile fare una regia che metta davvero tutti d’accordo perché ci sono persone che la pensano molto diversamente. Perciò si costruisce una struttura, una sorta di scaletta o canovaccio (per dirla alla Commedia dell’Arte) condiviso da tutti. Lo facciamo insieme, poi Ivan lo sistema, a volte insieme a me e Gioia, spesso da solo. Per un periodo abbiamo fatto una specie di gruppo autori che in realtà era quasi tutto il gruppo: perciò aveva poco senso chiamarlo “gruppo autori”, visto che eravamo sempre noi.

Ivan Talarico: È come se fosse una lunga chiacchierata scenica, piena di digressioni e deviazioni di senso. Io apro il discorso e ognuno aggiunge il suo argomento, senza la preoccupazione di creare una “narrazione”, nessuna ansia da prestazione. Il pubblico lo capisce, si rilassa e accoglie con piacere ogni proposta, sorpresa, variazione…

Daniele Parisi: Nello spettacolo ognuno ha i suoi lazzi… i suoi numeri con tutti i suoi inciampi: lasciamo che il pubblico faccia la sua parte. Noi facciamo i pezzi (che sono riflessioni, estratti di spettacoli, canzoni, monologhi, ecc.) loro guardano, poi Ivan ogni tanto li coinvolge, io sistemo il palco insieme a Davide e Marco e poi corriamo a cambiarci, Claudio ripete ossessivamente i pezzi in un angolo, a Gioia piace cantare, perciò ogni tanto prepara una canzone in duetto con Ivan al piano, poi Simona e Francesco cercano di inventarsi un modo per nascondere i pupazzi: è tutto così.

Ivan Talarico: Il dietro le quinte è divertente, a volte chi non è in scena si affaccia dalla balconata e assiste allo spettacolo, altre volte ci sediamo sugli spalti, io mi diverto ad apparire a ogni presentazione da un posto diverso, approfittando del buio e degli spazi del Palazzo. Siamo tutti lì a guardare, commentare, apprezzare le cose belle, cerchiamo di intervenire quando qualcosa non funziona. Ma Sgombro è un varietà che non ha paura degli errori, non cerca la perfezione: li mette in scena.

Daniele Parisi: È un continuo cercare di salvare lo show. Ah sì, poi c’è Giovan Bartolo, che quando finisce di leggere lancia i fogli a terra… e chiaramente poi bisogna trovare il modo di raccoglierli. A volte capita che i microfoni fischino, rientrino dalle casse, ma noi andiamo avanti, inciampiamo e vediamo che succede: è un concerto punk. C’è spesso un topo che pende da un leggìo: ma è finto. A pensarci bene, credo che sia lui a tenere in piedi tutto.

Il pubblico è trascinato dagli spettacoli sia per la loro natura dialogica, sia per il carattere del luogo che li ospita: un luogo che i cittadini di San Lorenzo sentono proprio perché hanno contribuito a restituirlo alla collettività. C’è stato un rapporto particolare con questo pubblico resistente, che tuttora continua a manifestare in Piazza dei Sanniti, rispetto a quello di altri contesti?

Daniele Parisi: Il pubblico è il pubblico ovunque. Non ci sono state reazioni differenti a dire il vero. Abbiamo fatto Sgombro in una strada una volta, durante un festival, e persone che non ci avevano mai visto (eravamo praticamente dall’altra parte della città… a Roma è come se fossimo andati in un’altra provincia) si sono divertite molto. Siamo tutti esseri umani alla fine. Noi ci poniamo nei confronti delle persone che ci vengono a vedere come se fossimo sempre al Teatro Argentina (che peraltro abbiamo incrociato in questo ultimo periodo in una bellissima iniziativa di Giorgio Barberio Corsetti) o al Madison Square Garden. Ma non lo dico così tanto per dire. Quando c’è un palco illuminato e una gradinata piena di persone non importa la città, il nome del teatro. Noi siamo dei bambini e vogliamo far diventare bambino anche il pubblico.

Ivan Talarico: Abbiamo sempre sentito che la presenza delle persone era la forte condivisione di un’idea di spettacolo accessibile a tutti, germogliato in un posto salvato dalla speculazione. E si avvertiva anche l’assenza di motivazioni economiche: eravamo lì per creare e divertirci, le persone erano lì anche per far sentire la loro presenza.

E per quanto riguarda l’aspetto economico, come viene finanziata la rassegna di Sgombro?

Ivan Talarico: Nessun finanziamento, c’era un’offerta libera, come se fosse uno spettacolo a cappello. Noi mettevamo a disposizione il nostro tempo per progettare, provare e allestire lo spettacolo, le persone contribuivano come volevano.

Relativamente agli ultimi eventi, vorrei chiedervi cosa ha significato, con uno sguardo interno, lo sgombero del Nuovo Cinema Palazzo, specialmente in un periodo tanto drammatico per tutti e per i contesti culturali in particolar modo. Una chiusura forzata: quali sono le conseguenze che mettereste in luce, di questa imposizione?

Daniele Parisi: La chiusura è stata una ferita profonda per tutto il quartiere. Lì dentro non si faceva solo spettacolo, era un luogo di aggregazione. Un punto nevralgico dove artisti si incontravano e portavano il proprio mondo per confrontarsi. Ma non solo, ci andavano i bambini, gli anziani. Una volta, prima di iniziare le prove, trovai un gruppo di ragazzini, avranno avuto 11-12 anni, che stavano facendo una coreografia su musica hip-hop. Un posto così se lo chiudi vuol dire che non hai capito come funziona questa città. Vuol dire che non conosci la storia di un quartiere come San Lorenzo. E qui mi fermo altrimenti mi ribolle il sangue.

Ivan Talarico: Completamente d’accordo con Daniele. Solo una miopia istituzionale poteva permettere lo sgombero di un luogo che si è sempre posto come alternativa sociale e culturale al degrado. Situazioni del genere andrebbero create, sostenute e valorizzate da chi si interessa del bene pubblico.

Sconfinando da Roma e dall’Italia, vorrei soffermarmi su quanto sta accadendo in Francia come conseguenza delle misure adottate nell’ultimo anno: ad oggi (24 marzo) risultano occupati (anche se perlopiù simbolicamente e non con un progetto di autogestione) 78 teatri, il numero è impressionante date la capillarità e la velocità con cui si è diffusa la protesta. Secondo voi perché in Italia non c’è la stessa dinamica di protesta?

Daniele Parisi: Sono stato in Francia qualche anno fa, e ho visto lì come funziona. Gli spazi occupati sono stupendi e i centri culturali non sono una cosa che ogni giorno va rivendicata come qui da noi. Lì non è che gli artisti devono ogni giorno ribadire che il loro è un mestiere, che l’arte è necessaria, ecc. Non c’è bisogno di dirlo. Se devi ripetere ogni giorno alle istituzioni che quello che fai è importante c’è qualcosa che non va nelle istituzioni. Il livello culturale della nostra classe dirigente è scandaloso. Perciò direi che sì… è un fatto culturale, sarà banale a dirsi, ma purtroppo è così. In Italia non c’è l’allenamento a immaginare un mondo che non sia quello che si vede in tv, o sulla rete. È molto triste, ma purtroppo è così. Noi proviamo in tutti i modi a portare il pubblico lontano. A uscire dalla contingenza. Questa è la nostra politica.

Sul sito del Nuovo Cinema Palazzo, come prima frase della pagina di presentazione, leggo «Il Nuovo Cinema Palazzo è un luogo del possibile» e volevo chiedervi, in chiusura, cosa significhi questa frase avendo partecipato e assistito negli anni all’evoluzione del Cinema, che ha travalicato i confini del quartiere ed è diventato un luogo importante per la città.

Daniele Parisi: Beh, visto l’immobilismo attuale delle istituzioni è molto difficile rispondere a questa domanda. So che dovrei risponderti: “Un altro mondo è possibile…” e cose così. Ma la realtà è un’altra. Hanno chiuso un posto che dava gioia e faceva sognare le persone. Non so davvero se esista un luogo del possibile in questo momento, in questo paese.

Ivan Talarico: Di sicuro ce n’è bisogno, perché le casematte sociali e culturali, specie dopo la pandemia, si sono ridotte ancora più di quanto non lo fossero prima.

Daniele Parisi: Noi però continueremo a provarci, perché fare questo mestiere non si sceglie. È una condanna, è una roba con cui nasci. È una voce che ti perseguita, anche se cerchi di non ascoltarla. Siamo costretti a continuare per non impazzire. Non possiamo non continuare. Ne va della nostra incolumità.


Link: Leggi

Articolo scansionato: Guarda