Ivan Talarico: “Un elefante nella stanza”
Testata: Magazzini inesistenti
Autore: Marco Valerio Sciarra (Gabriele Peritore)
Data di pubblicazione: 27/06/2019
Tutti i brani andrebbero ascoltati per intero per apprezzarne i giochi di parole, le virate verso il nonsense e i flirt con l’assurdo. Sempre con estrema eleganza e raffinatezza nella proposta vocale e melodica.
Testo dell'articolo:

Siamo talmente concentrati su noi stessi che spesso non ci rendiamo conto di quello che ci succede intorno. Probabilmente non faremmo nemmeno caso a un elefante, neanche se fosse sdraiato accanto a noi. I nostri piccoli problemi sono grandi, più grandi di noi, più grandi dei problemi reali che infarciscono la vita vera e la normale quotidianità. Chiusi nel nostro misero e rigoglioso microcosmo che impegna così costantemente la nostra esistenza e ci destabilizza, e ci spossa. Ivan Talarico ci spiega come si fa a non vedere “Un Elefante Nella Stanza” (Folkificio 2019) nel suo esordio discografico che forse un vero e proprio esordio non è. Ivan è un autore a tutto tondo che ha all’attivo già diverse pubblicazioni tra poesia e teatro, e porta in giro le sue canzoni già da parecchi anni. Ha soltanto dovuto sceglierne alcune che avessero un minimo filo conduttore per concepire questo disco. Chitarra e voce, o pianoforte e voce, i brani presentano un approccio acustico minimale, con un lievissimo intervento dell’elettronica in fase di missaggio. Il suo è un esprimersi da cantautore che fa un personalissimo e misuratissimo uso del Teatro Canzone, con testi che sono intrisi da un’ironia caratterizzante e spiazzante… altrimenti non sarebbe ironia. Tutti i brani andrebbero ascoltati per intero per apprezzarne i giochi di parole, le virate verso il nonsense e i flirts con l’assurdo. Sempre con estrema eleganza e raffinatezza nella proposta vocale e melodica. I rapporti interpersonali rimangono sempre sospesi, incompleti, perché ognuno è chiuso nel proprio guscio fatto di paure, insicurezze, impossibilità di comunicare, sempre a fare i conti su come affrontare un’intera giornata, e le sue problematiche concrete, senza le adeguate possibilità economiche o le energie necessarie a concentrarsi su qualcosa. Con uno slancio sentimentale che ti fa sperare che si possa invertire il consueto senso rotatorio, soprattutto l’amore possa aprire questo guscio e vincere su tutto… e invece poi si finisce col ripiombare nel proprio cupo e ingombrante mondo. Tanto ingombrante e accecante da non permettere di vedere anche un elefante. A prevalere, nel retrogusto che lascia l’ascolto del disco, è la malinconia, soffusa da una amara e dolce ironia.
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