Un viaggio dissacrante tra personale e politico
Testata: Hystrio
Autore: Matteo Brighenti
Data di pubblicazione: 01/01/2026
Vaniloqui sono parole e canzoni che ti fanno sentire accolto e spiegato da un’epopea alternativa, da una controcultura satirica, intorno al potere e al destino delle frasi fatte, da rifare con il riscatto del paradosso.
Testo dell'articolo:
Ivan Talarico è un fuoriclasse con il savoir-faire dell’adorabile canaglia. La sua via all’assurdo è una vertigine linguistica, divertente e profonda. Sul palco, tra un leggio, una chitarra e una tastiera, riesce a tenersi per mano con Stefano Benni ed Enzo Jannacci. Il suo parlare cantato, come il suo cantare parlato, sono il gioco dell’intelligenza, quando si camuffa da leggerezza per poter dire apertamente tutte le verità che non vogliamo sentire. I suoi Vaniloqui non sono certo discorsi futili o, peggio, inconcludenti, ma bensì partecipi del vuoto del nostro mondo senza più vergogna. Presentato al Magnolfi di Prato per Teatro Fuori Asse, la piccola rassegna fuori dagli schemi su quattro modi diversi di stare soli in scena, che ha anticipato la stagione 2025-26 del Teatro Metastasio, il monologo di Talarico è la sghemba disamina di come riusciamo a sopravvivere incuranti del crollo che si avvicina. È la storia stralunata di chi ha perso il senno sulla Luna come Astolfo, e tuttavia continua a cercarlo sulla Terra, quindi a perderlo. Per questo, usa l’ironia per provare a chiedere aiuto anche a chi o ciò che non può parlare: gli animali, gli oggetti. Sempre sul filo del cortocircuito, tra incanti e disincanti, Ivan Talarico si fa interprete di una scorribanda tumultuosa e rocambolesca nel nostro immaginario da spiantati, marginali, dimenticati. È un groviglio di personale e politico, reale e fantastico, in cui si incontrano anarchia e Costituzione, sovrappopolamento mondiale e solitudine interiore, piramidi in miniatura e soffitti animati. Vaniloqui sono parole e canzoni che ti fanno sentire accolto e spiegato da un’epopea alternativa, da una controcultura satirica, intorno al potere e al destino delle frasi fatte, da rifare con il riscatto del paradosso. Allora, gli occhi non sono gli occhiali, il problema della maschera è quello che c’è sotto, e la vita non è solo risolvere problemi.
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