Ti hanno rubato il cuore oggi.
Ma non il cuore di carne secca
che usi di solito:
quello di plastica e metallo
che indossi nelle occasioni
di pregio.
Ho tremato per un po’,
poi ho bevuto un caffè,
poi ho telefonato a un amico,
poi ho lavorato senza fantasia,
poi ho dormito.
Non è cambiato nulla
tranne il burrone livido
di aghi sottili
che mi toglie terra e saliva
quando chiudo gli occhi,
quando conto i minuti,
quando appassisco.
Ti regalerei una giostra d’ambra
se avessi gusto,
ma non so scegliere;
confondo l’ambra con l’ombra
che m’appanna.
Sopravvivrai al tuo cuore di plastica
– forse lo avrai di legno –,
alle nebbie, alle dimenticanze,
alle case, ai chiodi,
alla terra nera, che decompone,
alla terra rossa, che assorbe il sangue.
Il sangue senza cuore è fermo,
è un filo rosso
che invade il corpo;
se lo tiri stringe
e lascia senza fiato.
Puoi farne un fiocco
e regalarti
alla strada, all’affanno,
al tempo sciolto,
all’inseguimento,
ai gatti di primavera.
Oppure puoi non leggere
o dimenticare, a forza
di bicarbonato,
fragole,
liquore
e languore.
Pubblicata in Ogni giorno di felicità è una poesia che muore, Gorilla Sapiens Edizioni 2014


